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La responsabilità amministrativa degli Enti

Il D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, che reca la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, entrato in vigore il 4 luglio 2001, ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano, conformemente a quanto previsto in ambito comunitario, la responsabilità amministrativa degli Enti, ove per “Enti” devono intendersi le società commerciali, di capitali e di persone, e le associazioni, anche prive di personalità giuridica.

La responsabilità amministrativa dell’Ente deriva dal compimento di reati, espressamente indicati nel D. Lgs. 231/2001 e s.m.i., commessi, nell’interesse o a vantaggio dell’Ente, da persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell’Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, o che ne esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo (c.d. “soggetti apicali”), ovvero che siano sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (c.d. “sottoposti”).

Oltre all’esistenza dei requisiti sin qui descritti, il Decreto richiede anche l’accertamento della colpevolezza dell’Ente, al fine di poterne affermare la responsabilità. Tale requisito è riconducibile ad una “colpa da Organizzazione”, da intendersi quale mancata adozione, da parte dell’Ente, di misure preventive idonee a prevenire la commissione dei reati previsti, da parte dei soggetti espressamente individuati dal Decreto.

Laddove l’Ente sia in grado di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un’Organizzazione idonea ad evitare la commissione di tali reati, attraverso l’adozione del Modello di Organizzazione e Gestione previsto dal Decreto, questi non risponderà a titolo di responsabilità amministrativa.

I REATI PREVISTI DAL DECRETO

I reati presupposto previsti dal Decreto ed integrati successivamente nel corso dell’ultimo decennio, sono molteplici e prendono in considerazione tutti i settori di attività svolti da un’azienda. Di seguito si riportano alcuni esempi tra i più diffusi:

Art. 24. – Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di un Ente pubblico o per il conseguimento di erogazioni pubbliche e frode informatica in danno dello Stato o di un Ente pubblico.
Art. 24-bis. – Delitti informatici e trattamento illecito di dati
Art. 25 – Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione
Art. 25-ter – Reati societari
Art. 25-septies – Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della Salute e Sicurezza sul lavoro
Art. 25-octies – Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita
Art. 25-undecies – Reati ambientali

LE SANZIONI STABILITE DAL DECRETO

Il sistema sanzionatorio descritto dal D. Lgs. 231/2001, a fronte del compimento dei reati sopra indicati, si articola nelle seguenti sanzioni amministrative :

  • la sanzione pecuniaria;
  • le sanzioni interdittive;
  • la confisca;
  • la pubblicazione della sentenza.

Le sanzioni interdittive sono:

  • l’interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  • l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;
  • il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

CONDIZIONE ESIMENTE DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA

Introdotta la responsabilità amministrativa dell’Ente, l’art. 6 del D. Lgs. 231/2001 stabilisce che lo stesso non risponde a titolo di responsabilità amministrativa qualora dimostri che:

  • l’organo Dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, Modelli di Organizzazione e Gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
  • il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei Modelli e di curarne il relativo aggiornamento, è stato affidato ad un organismo dell’Ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (Organismo di Vigilanza);
  • le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i Modelli di Organizzazione, gestione e controllo;
  • non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo.

L’adozione del Modello di Organizzazione e Gestione consente, dunque, all’Ente di potersi sottrarre all’imputazione di responsabilità amministrativa. La mera adozione di tale documento, da parte dell’organo Dirigente dell’Ente da individuarsi nel Consiglio di Amministrazione, non risulta, tuttavia, sufficiente ad escludere detta responsabilità, essendo necessario che il Modello sia, al contempo, efficace ed effettivo.

Con riferimento all’efficacia del Modello, il Decreto richiede che esso:

  • individui le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati;
  • preveda specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’Ente in relazione ai reati da prevenire;
  • individui modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
  • preveda obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello.

Con riferimento all’effettività del Modello, il Decreto richiede:

  • la verifica periodica, e, nel caso in cui siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni imposte dal Modello, o intervengano mutamenti nell’Organizzazione o nell’attività dell’Ente, ovvero modifiche legislative, la modifica dello stesso;
  • l’adozione di un Sistema Disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle prescrizioni imposte dal Modello.

OBBLIGATORIO, O NO?

La mancata adozione del Modello, non è soggetta ad alcuna sanzione, ma espone l’Ente alla responsabilità per gli illeciti realizzati nel suo interesse.

L’adozione diviene pertanto obbligatoria se si vuole beneficiare dell’esimente escludendo la colpa organizzativa. Inoltre, gli Amministratori che esponessero l’Ente all’applicazione delle sanzioni, per mancata adozione del Modello, sarebbero certamente esposti ad azione di responsabilità da parte dei soci, ai sensi dell’art. 2392 e seguenti del Codice Civile.

SICUREZZA SUL LAVORO

L’art. 30 del D. Lgs. 81/08, comma 1,  afferma che il Modello di Organizzazione e di Gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici previsti.

Il comma 5 del suddetto articolo ribadisce che i Modelli di Organizzazione aziendale definiti conformemente alle Linee guida UNI-INAIL per un Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza sul lavoro (SGSL) o al BS OHSAS 18001:2007 si considerano conformi ai requisiti del Decreto.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il D.M. 13 febbraio 2014 “Recepimento delle procedure semplificate per l’adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese”, ha introdotto la possibilità per le piccole e medie imprese, di utilizzare le Procedure Semplificate.

Non vi sono al momento indicazioni ufficiali sui Sistemi adottati secondo la Norma UNI ISO 45001:2018, tuttavia presumibilmente tali sistemi saranno considerati equiparabili ai suddetti schemi.