La prevenzione incendi è un ambito che, soprattutto a partire dal 2011, è stato oggetto di notevoli cambiamenti, che hanno modificato in modo significativo quello che storicamente era l’approccio dei Vigili del Fuoco e dei professionisti.

Tale approccio era basato su un pool di norme specifiche in campo civile (alberghi, scuole, centri commerciali, autorimesse, ecc.) e in specifici ambiti “tecnici” (distribuzione, deposito, compressione e decompressione gas; deposito liquidi infiammabili; ecc.) che spesso fornivano indicazioni e riferimenti anche per le altre attività soggette prive di specifica norma, insieme ai principi di prevenzione incendi introdotti dal DM 10/03/1998. Soprattutto in ambito industriale tale approccio ha generato o l’impiego di riferimenti troppo stringenti, oppure l’individuazione di soluzioni tecniche non sempre adeguate alle specifiche realtà.

L’elaborazione di una nuova metodologia che superasse tale situazione, soprattutto per le attività di tipo industriale, assieme alla necessità di un maggiore raccordo con le più recenti linee guida antincendio internazionali, ha portato all’emanazione del D.M. 3 Agosto 2015, il cosiddetto “Codice di Prevenzione Incendi”. Il Codice, attraverso un approccio tecnico più elastico, orientato alla definizione di una strategia basata sul soddisfacimento dei “livelli di prestazione” delle misure antincendio, e con una maggiore possibilità di appoggiarsi a metodologie prestazionali come la Fire Safety Engineering, permette quindi la progettazione di attività soggette che in precedenza erano prive di specifica norma. In prima istanza il Ministero dell’Interno, anche per valutare l’impatto di questa importante innovazione normativa, ha stabilito che l’applicazione del Codice avvenisse su base “volontaria”.

A distanza di 4 anni dall’entrata in vigore del Codice, in base ai dati statistici sulla sua applicazione, e visti:

– gli elementi tecnici aggiornati ed in linea con lo sviluppo della tecnica;

– il rigore che caratterizza l’approccio del metodo;

– la possibilità di impiego di metodologie prestazionali per il progetto;

– l’integrazione nel corpus della norma di diverse regole tecniche verticali specifiche (RTV) per attività quali autorimesse, scuole, centri commerciali, uffici, ecc.;

il CNVVF ha ritenuto positivi i risultati del “nuovo approccio” introdotto dal D.M. 03/08/2015 e, con l’emanazione del D.M. 12/04/2019, ne ha modificato sostanzialmente il campo di applicazione.

Dal 20/10/2019, data di entrata in vigore delle modifiche si avrà pertanto:

– un ampliamento del campo di applicazione del D.M. 03/08/2015;

– il passaggio all’obbligo di utilizzo del Codice per la progettazione delle attività che rientrano nel suo campo di applicazione (ben 42 delle 80 attività elencate nell’allegato I del D.P.R. 1 agosto 2011 n. 151).

Inoltre, per la stessa data, si prospetta anche una prima, importante, revisione delle norme tecniche contenute nel Codice.